EMMANUEL MACRON SI DOVREBBE ISCRIVERE AL "RASSEMBLEMENT NATIONAL" CHE GLI HA APPENA SALVATO IL FONDOSCHIENA
Continua, in Francia, la corrispondenza di amorosi sensi tra i fascisti del Rassemblement National – la fogna fascista capitanata da Marion Anne Perrine Le Pen detta Marine – e la destra di quel piccolo personaggino del Presidente della repubblica Emmanuel Macron.
A riportare la notizia che tutti gli altri quotidiani italiani evitano accuratamente di dare – per non far capire ai lettori che tutta la destra, per quanto liberale si professi, ha in fondo un animo tendente al fascismo – è il Secolo d’Italia di martedì otto ottobre.
A firmare il pezzo “incriminato” è tale Stefania Campitelli che esulta scompostamente per il fatto che l’astensione degli eredi dei repubblichini di Vichy abbia impedito al Parlamento di discutere una mozione in cui si chiedeva la destituzione del capo dello Stato.
Ad aver presentato la mozione in questione – bocciata da tutti i gruppi delle varie destre – erano stati tutti i gruppi parlamentari di cui fanno parte gli eletti nelle file del Nouveau Front Populaire che, appena entrati in Parlamento, hanno scelto di iscriversi nelle consorterie più disparate.
Non è un caso che Mathilde Panot, parlamentare della France Insoumise, fa notare che «grazie al gruppo Rassemblement national Emmanuel Macron non dovrà sopportare un dibattito in emiciclo sul comportamento pericoloso e irregolare che tiene non rispettando i risultati delle urne».
La terza, e più famosa, defenestrazione di Praga, avvenuta il 23 maggio 1618: l’episodio diede inizio alla guerra dei trent’anni
Lo schifo che non si può non provare per il comportamento dei partiti borghesi reazionari, che si sono affrettati a mettere al sicuro il loro principale rappresentante da una possibile metaforica defenestrazione, ha comunque un lato positivo: ancora una volta si è dimostrato che, nelle “democrazie” occidentali, l’esito delle elezioni va rispettato soltanto quando va nella direzione voluta dai padroni e dai potenti.
D’altra parte lui ha subito pensato a sdebitarsi con i suoi salvatori, tramite l’avallo di un provvedimento indegno partorito da uno dei suoi collaboratori – il Paese transalpino è una Repubblica presidenziale, dove di fatto a decidere su tutto è il primo cittadino – che non fa che dimostrare il sentimento fascista che lo pervade: la nuova legge sull’immigrazione proposta dal disgustoso ministro Bruno Retailleau.
Se ne sono resi conto persino gli esponenti del Parti Socialiste – quelli che, pur essendo parte integrante dell’Nfp, sostenevano che non si sarebbe dovuto tirare troppo la corda per tenere aperto un canale con i macronisti; il deputato Boris Vallaud, alla notizia di questa bella pensata ha sbottato: «che differenza farebbe se ci fosse un ministro del Rassemblement national?».
Infine, ecco la pietra tombale sul miraggio, creato dalla desistenza, che fa vedere il capo dello Stato come un antifascista; è Jordan Bardella, politicante di livello apicale della formazione lepenista, a togliere ogni residuo dubbio su chi realmente sia – a causa dela scelleratezza del Macron – che comanda nel Paese: «è la prova che senza di noi non possono fare niente».
Bosio (Al), 16 ottobre 2024
Stefano Ghio - Proletari Comunisti Alessandria/Genova
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